Martedì, 28 Aprile 2009 - 01:22


Salotti_Antonello_TrombadoriLa scultura di Giannetto Salotti si colloca nell'area dell'astrazione. Ciò vuol dire che prima d'ogni altra cosa le sue opere si offrono all'occhio come forme situate nello spazio. Ma, a differenza di tanta scultura astratta che non suscita altro interrogativo che quello di dare un nome geometrico alle forme uscite dalla mano dell'artista, la scultura di Giannetto Salotti esige almeno altri due crivelli perchè si giunga a comprenderla nell'essenziale. ll crivello dei simboli e il crivello dei materiali.

Ciò significa che nell'area della scultura astratta Giannetto Salotti vi è entrato per un'autentica necessità e non, come ad altri è accaduto e continua ad accadere, per superare, affidandosi ai formulari internazionali dell'accademia delle forme, le difficoltà di linguaggio di una visione che voglia rimanere antropomorfica.

Facciamo, per capirci, un esempio: Giacomo Manzù più percorre la via della scultura antropomorfica e più la arricchisce d'invenzione e di fantasia, di novità espressiva e di ricchezza narrativa; Pietro Consagra se avesse insistito, trent'anni fa, a tentare le vie della scultura antropomorfica si sarebbe arenato nella ripetività, per questo fece ricorso all'area dell'astrazione dove il limite e il difetto della ripetitività, a occhio nudo, si vedono di meno.

Giannetto Salotti, che il rischio della ripetitività l'avrebbe anche lui sicuramente corso se fosse rimasto prigioniero del linguaggio antropomorfico, è invece uno scultore astratto non ripetitivo. E ciò significa non soltanto che, malgrado le somiglianze e le concordanze che legano come a una medesima catena di montaggio tanta scultura astratta, la scultura di Giannetto Salotti non si annulla in nessun'altra, fossero pure quelle di Moore o di Arp, alle quali egli scopertamente guarda, ma significa anche che la sua specificità va oltre l'astrazione. Come l'antropomorfismo di Manzù va oltre i limiti della rappresentazione oggettiva che rimangono, invece, tanto per continuare a capirci, invalicabili da uno scultore come Emilio Greco.


Vediamo il crivello dei simboli. Sono per lo più simboli naturalistici: «onde marine», «vele al vento», tanto per ricordarne due dall'artista apertamente dichiarati. In genere il simbolo naturalistico affidato alle forme astratte rischia due pericoli: la decoratività e la forzatura. Le forme astratto-simboliche inventate da Giannetto Salotti non rivelano alcunchè di decorativo ne diforzato.
Se è vero che un'onda marina detta immediatamente il senso della voluta barocca e che il vento che gonfia una vela detta immediatamente l'immagine del respiro e dell'energia, il senso poetico di Giannetto Salotti si rivela nel fatto di non risultare piegato a nessuna forzatura letteraria.
E, per di più, l'assenza di forzature letterarie è colmata da una ricca accumulazione di cultura plastica antica e moderna. Si sono fatti i nomi di Moore e di Arp. vi si potrebbe aggiungere, ben a proposito, quello di Gianlorenzo Bernini e dei suoi marmi animati d'interna passione.


Siamo così al secondo crivello, quello dei materiali. È infatti proprio nell'uso dei materiali e soprattutto del marmo che Giannetto Salotti invece di abbandonarsi alla spinta ghirigorata o arabescata del simbolismo astratto ne corregge e ne contiene gli eccessi e la gratuità. Cerca superfici e pieni e vuoti non fine a se stessi, Giannetto Salotti, ma obbedienti alla logica d'una struttura disegnata e alla logica espressiva dei marmo nella sua durezza temperabile e nel suo colore al tempo stesso glaciante, funebre, e riscaldato di vita di movimento.


Quanto da questi due crivelli si salva, emergendo intatto dai rischi della decoratività e della forzatura, è meglio della scultura di Giannetto Salotti.


Un meglio che sorge, come dev'essere, da una grande, intensa fatica mentale e manuale, da un assiduo lavoro, quasi un diario d'immagini, un «supplemento d'anima» in lotta con il buio della pietra che, certo, non dev'essere meno terrificante di quello della pagina bianca.

 

dal catalogo della Mostra al Liceo di Lucca 19 maggio 1979
Antonello Trombadori

 



 
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