Lunedì, 27 Aprile 2009 - 21:54



Che muovano in ambito iconico o aniconico le figure di Giannetto Salotti posseggono un forte senso ritmico e plastico, un'eleganza e un rigore che classicamente si ancorano nel disegno e nella maestria delle tecniche che utilizza: in prevalenza il marmo e il bronzo, oltre alle terrecotte ai gessi.

Questo ancoramento nel disegno favorisce, oltre l'attività scultorea, anche una vasta e di alto pregio produzione grafica. Inoltre dà, nel rapporto linea/segno figura/contorno, un'unità narrativa della visione-tattile-plastica, un'apertura al mondo percettivo e di una natura primaria che può essere concettualizzata in puri gesti scultorei, ma in ciò mantenendo comunque un solito radicamento con la naturalità tout court, con la storia in senso lato e con la Storia dell'Arte.

Questa scultura che si fonda nelle tradizioni si pone quindi riassuntivamente anche come una lezione di stile, il proprio. Nel corso degli anni come i veri maestri Salotti ha assorbito tutto l'assorbibile, in una visione amorosa ed amicale del fare, ma nel momento operativo, ha anche tutto dimenticato, trovando la propria espressione originale, la propria vincolante collocazione.

Al di fuori di sterili contrapposizioni, soprattutto primo-novecentesche fra iconico e aniconico, tale esperienza artistica non precludendosi nessuna possibilità della visione e del fare, entrando e uscendo dai vincoli rappresentativi, ha puntato a divenire una forza plastica della natura, un'opera ctonia in tensione con la trascendenza, danzante.

 

Amedeo Anelli



 
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