Lunedì, 27 Aprile 2009 - 22:12



L'opera di Giannetto Salotti colpisce prima di tutto per la sicurezza di una manualità radicata nell'idea di "esercizio" dell'arte, secondo la più solida tradizione del Novecento italiano, entro la quale si è del resto formato l'artista lucchese.

Scuola del disegno, formazione e forma, gusto dei volumi, perizia tecnica sono il nutrimento di un'esperienza artistica che si muove di continuo, sulla base delle più varie urgenze espressive, fra la scultura in marmo (e altri materiali) e la fusione in bronzo, fra la scultura e la pittura o il disegno appunto, con appassionata applicazione e disinvolta padronanza delle tecniche.

Salotti ha proseguito, e prosegue coerente, il suo impegno artistico, in un momento in cui l'arte tende invece a trasformarsi rapidamente e a ridursi spesso a mero evento spettacolare o comunque a manifestazioni dove la sciatteria, l'imperizia stessa ideologicamente mascherata, e l'elementare mirano a sostituire la sfida del fare nella sua pienezza corporea.

L'arte di Salotti partecipa del suo stesso grande amore della vita e mira perciò a rappresentarne quasi con ansia le più significative espressioni, i corpi, i volti ecc. Il segno dell'artista è sicuro, il tocco è gioioso, la materia appare plasmata in morbide linee sensuali che esaltano le figure, il loro creare e ricreare senza posa lo spazio e il tempo attraverso le forme.


Daniela Marcheschi

 




 
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